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La tirannia della scelta

Troppa scelta significa nessuna sceltaIn un articolo del settimanale Economist dal titolo “La tirannia della scelta – Se puoi avere tutto in 57 varietà, decidere diventa un duro lavoro” ripreso e riassunto da Internazionale in una colonna del numero n.889, riprende un’idea piuttosto originale che si sta affermando, ovvero che la possibilità di avere molte opzioni su cui scegliere ci porta all’impossibilità della scelta.

Questo concetto, che nell’articolo è declinato nella scelta  degli articoli da acquistare al supermercato, si può estendere a tutta una serie di decisioni tra più opzioni che normalmente abbiamo.
Questo attività decisamente stancante, di dover continuare a scegliere tra più cose (non avete mai sentito qualcuno lamentarsi che nel menù ci sono troppo pizze tra cui scegliere?) diventa e si trasforma in continui ripensamenti, dubbi, lunghe riflessioni.

Finché si tratta di decidere gli ingredienti di un piatto la cosa si risolve (prima o poi, chiedete a qualche cameriere…) ma quando si tratta di decidere la scuola da scegliere? O il lavoro da accettare? O la casa da comperare? O, ancora più importante, l’uomo o la donna da sposare?

Alcune volte di fronte all’imbarazzo della scelta si preferisce non scegliere, ci si immobilizza. Il paradosso è che l’aumento esponenziale delle scelte provoca un’incapacità della scelta.

La riflessione va fatta sul rovescio della medaglia, ovvero che ogni scelta comprende una rinuncia. Anzi ogni decisione porta con sé un numero molto maggiore di rinunce ed è questo che ci blocca, la consapevolezza che la scelta di una opzione ci fa rinunciare a un numero molto più alto di altre opzioni. Se decido di fare architettura non posso certo iscrivermi a psicologia, ingegneria, giurisprudenza, medicina, lettere, ecc.

E nella mia idea di vita, io non voglio rinunciare a niente… ma finisco per rinunciare a tutto!