Categoria: Infografica

Voglio guarire o voglio cambiare?

In questi giorni mi è capitato di riflettere sulle parole di una giovane cliente che mi diceva con commozione “voglio guarire!”. Era un’affermazione forte, fatta con la convinzione e la disperazione di chi è arrivato a un limite della propria sopportazione.L’ho accettata come una richiesta d’aiuto seria e motivata ma che per le parole usate, “voglio guarire” ha innescato in me alcune riflessioni che ho condiviso con lei.

La premessa è che l’utilizzo di un certo linguaggio, la scelta di una parola, un verbo o un aggettivo rispetto ad altre possibilità, crea un universo di significati, emozioni e presupposti che sono tipici del linguaggio adottato e che sarebbero diversi se avessimo scelto altre parole. Normalmente questo sfugge alla nostra consapevolezza, in quanto la scelta non è personalistica ma spesso culturalmente influenzata e determinata.

“Il linguaggio crea la realtà” (di Wittgestein? Ho un dubbio. Ripreso sicuramente da Watzlawick) è il principio che guida il mio ragionamento.

Ecco che allora ho diviso in due colonne la lavagna che ho in studio e su una ho scritto “VOGLIO GUARIRE” e sull’altra colonna “VOGLIO CAMBIARE” e abbiamo cominciato a discutere quali scenari di significati aprivano queste due affermazioni.

Provo a farne un’infografica, chissà se riesco a essere più chiaro.

Se voglio cambiare e non guarire, il processo che metto in atto diventa un percorso di responsabilità e consapevolezza sulla mia persona, su chi sono e su cosa vorrei essere.
Non c’è una anormalità (o malattia) ma una situazione che mi fa soffrire che posso cambiare o sopportare (sopportare adesso si dice resilienza!) scegliendo tra molteplici occasioni di cambiamento ma che tutte mi coinvolgono attivamente.

Suona meglio vero???

Cosa posso fare per migliorare, per trattare questa ansia?

Mentre rispondevo ad alcune domande in un commento su Facebook mi sono accorto che era troppo lungo e articolato e allora ho deciso di farne un post.

10 sintomi fisiologici su 12 ...sono ansiosa ? - Ana Maria

Le reazioni del nostro corpo non indicano quanto grave è la nostra ansia.
Ci possono essere delle persone particolarmente sensibili fisiologicamente (passatemi questo termine!) che hanno una moltitudine di sintomi e avere comunque un livello di ansia accettabile.

Il vero metro di giudizio è personale: quante volte succede che l’ansia decide per me?
Quante volte volevo (o dovevo) fare una cosa e ho rinunciato a causa del mio malessere?
In definitiva la domanda, cara Ana Maria, che ti deve porre è: la mia qualità di vita è peggiorata a causa dell’ansia? Se la risposta è “sì” allora è ora di fare qualcosa.

 Cosa posso fare per migliorare, per trattare questa ansia (attacchi di ansia)? - Ana Maria

Nel corso della mia esperienza ho visto le persone adottare misure molto personali per contenere la propria ansia. C’è chi fa sport, chi si prende cura di se stesso, chi pratica la meditazione, chi va a bere una birra con gli amici, chi ha deciso di fregarsene e di non rinunciare a niente nonostante stia male. Sono tutte soluzioni personali che hanno come obiettivo quello di ricacciare l’ansia in un angolo. Ritengo che questa sia l’immagine che più mi piace.

L’ansia non la si combatte ma si smette di alimentarla (non avendone più paura) e di farle compagnia (facendo altro che pensare a lei).

Chiaramente la questione è semplificata e una cosa è dirlo ma tutt’altra faccenda è metterlo in pratica.
E’ per questo che in studio adottiamo un protocollo che ti accompagna in un primo tempo nell’eliminare i sintomi ansiosi e, successivamente, nel cambiare alcuni comportamenti, pensieri, atteggiamenti, punti di vista che hanno sviluppato e alimentato i sintomi ansiosi. Questo protocollo è stato adottato perché efficace e veloce.

Come il nostro corpo reagisce all’ansia?

Prima di tutto togliamoci ogni dubbio, il meccanismo fisiologico che sta alla base dell’ansia è per noi indispensabile e non potremmo vivere senza. Questo meccanismo, detto anche “attacco o fuga”, ci ha permesso di sopravvivere ed evolverci, grazie allo scatenarsi di una serie di reazioni fisiologiche che preparano il nostro corpo a lottare o a scappare.

Gli elementi biologici coinvolti sono il talamo, l’amigdala e il sistema nervoso autonomo.

Il meccanismo è molto complesso ma semplificando possiamo dire che il talamo riceve delle informazioni di pericolo dagl’organi di senso, per esempio dal sistema visivo (si avvicina un leone!) o dai sistemi sensoriali della pelle (qualcosa mi sta scottando la mano!).

Il talamo quindi invia un segnale alla corteccia cerebrale per elaborarli con il pensiero (decidendo coscientemente se è il caso di preoccuparsi) che a sua volta spedisce segnali elaborati all’amigdala. Questo percorso è detto long loop, lento ma meditato e consapevole.

L’amigdala riceve anche segnali dal talamo non elaborati coscientemente che ci consentono, per esempio, di ritrarre la mano dalla fiamma immediatamente e senza pensarci. Il percorso diretto talamo-amigdala è detto short loop, ovvero reagisci immediatamente poi ci pensi.

La reazione dell’amigdala al pericolo scatena una cascata di reazioni ormonali (molto complesse a dir la verità) che coinvolgono il sistema nervoso autonomo sia simpatico che parasimpatico.

Le reazioni corporee sono circa una ventina e vanno dall’aumento del battito cardiaco e della frequenza del respiro, all’aumento della sudorazione e diminuzione della salivazione.

Ecc un’infografica che illustra le principali.

sintomi fisici dell ansia infografica