Trattamento dell’ansia e panico

Come risolvo i miei problemi d’ansia e di panico?

Con la terapia più adatta a te.

Le due principali strategie per la risoluzione del disturbo d’ansia sono l’intervento farmacologico e la psicoterapia cognitiva.

Nella terapia farmacologica vengono utilizzati antidepressivi e benzodiazepine che a breve termine possono risultano efficaci ma a lungo termine e alla interruzione della loro assunzione è abbastanza frequente che i sintomi del disturbo si ripresentino in quanto le sue cause possono restare inalterate.
I farmaci però abbassano i livelli di sofferenza e creano le condizioni per un intervento psicoterapeutico efficace, per questo si associano al trattamento farmacologico quello psicoterapeutico. I farmaci devono essere dosati da uno specialista in coordinamento con lo psicoterapeuta per non fare in modo che la sedazione da benziodazepine non interferisca con il lavoro terapeutico, altrimenti la risposta del proprio cliente alla psicoterapia non è adeguata.

Dal mio punto di vista, la psicoterapia cognitiva è la terapia elettiva per questo tipo di disturbi con l'intervento farmacologico solo in fase acuta.

Come posso aiutarti?

Il percorso terapeutico che ti propongo è di tipo veloce e risolutivo: nei primi incontri, al massimo una decina, l'obiettivo è quello della eliminazione dei sintomi ansiosi o degli attacchi di panico. E'una terapia breve molto focalizzata ed efficace.

In genere si può scegliere anche di interrompere qui, le persone stanno meglio e possono ricominciare la loro vita normalmente,  ma consiglio sempre anche la secondo parte, più introspettiva e con una lunghezza più variabile.

Quindi l'intervento terapeutico consigliato è diviso in due parti:

  1. la prima parte ha come fine ultimo la risoluzione dei sintomi siano essi ansiosi, fobici o compulsivi con l’obiettivo di far star meglio e il più velocemente possibile le persone;
  2. nella seconda parte, nel momento in cui la persona comincia a stare meglio, ci si preoccupa dello stile di vita, della percezione di Sé e della propria visione della vita in un percorso più personale e introspettivo.

Che cos’è l’ansia?

Il disturbo d’ansia è uno stato mentale persistente di preoccupazione caratterizzato da un profondo disagio psichico che spesso si manifesta anche attraverso molti sintomi fisici, tra cui per esempio:

  • irrequietezza e tensione muscolare (chiamata in inglese restlessness e anche sindrome delle gambe senza riposo);
  • difficoltà di concentrazione o vuoti di memoria;
  • sensazione continua di stanchezza e irritabilità;
  • sonno disturbato (difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, bruxismo, stanchezza al mattino);
  • ronzii alle orecchie, visione confusa, vampate, dolori localizzati privi di evidenti cause organiche;
  • tachicardia, palpitazioni, dolori al centro del torace, cali di pressione;
  • senso di costrizione e oppressione al petto, difficoltà respiratorie, sensazione di soffocamento;
  • difficoltà a deglutire, difficoltà digestive, mancanza di appetito;
  • cefalea, vertigini, aumento della sudorazione.

Quali sono le Caratteristiche di chi soffre d’ansia?

Le preoccupazioni del disturbo d’ansia hanno caratteristiche comuni:

  • sono numerose durante l’arco della giornata;
  • si succedono rapidamente;
  • sono accompagnate da emozioni di allarme, di inquietudine e ansia che riguardano eventi catastrofici futuri spesso con bassa probabilità che accadono o con conseguenze minime
  • inibiscono la capacità di pensare in maniera chiara e lucida;
  • sono difficili da controllare (anche se spesso il tentativo di controllo fa parte del problema).

Le preoccupazioni riguardano eventi e situazioni di tutti i giorni e la persona passa molto tempo ad anticipare possibili disgrazie, sfortune o giudizi che riguardano non solo la propria persona ma anche i familiari, gli amici, nell’ambito del lavoro o dello studio.

Le tematiche più comuni tra le persone affette dal disturbo risultano essere problemi che possono presentarsi nel futuro, perfezionismo e paura di insuccesso, paura di essere giudicato negativamente dagli altri.

La caratteristica più invalidante del disturbo d’ansia è che quello che si prova non è utile a mettere in atto atteggiamenti o comportamenti che effettivamente ridurrebbero il pericolo che si teme, anzi spesso produce immobilismo e apatia proprio in situazioni in cui dovrebbe esserci un’azione più convinta.

Un altro aspetto invalidante è che nella rielaborazione delle proprie ansie le persone affette da questo disturbo sono preoccupate anche per il fatto di avere delle preoccupazioni che spesso si trasformano in pensieri del tipo “Impazzirò del tutto se continuo a preoccuparmi” “Non riuscirò a controllarmi ancora per molto” “Prima o poi avrò un attacco di cuore per tutte queste preoccupazioni”

Dando quindi luogo ad un circolo vizioso che attivano catene di pensieri negativi dette rimuginazioni che aggravano i sintomi e le difficoltà di vita influenzando negativamente lo stato d’animo e l’umore.

La persona affetta dal disturbo tenterà quanto possibile di proteggersi dall’ansia e dalle preoccupazioni, per cui metterà in atto una serie di comportamenti disfunzionali che, nel breve termine, effettivamente aiutano ad attenuare l’ansia ma nel tempo contribuiscono a mantenere e rafforzare le proprie paure.

Tipici comportamenti di chi soffre d’ansia

Esempi di tali comportamenti sono:

  • evitare le situazioni che si ritiene generino ansia, per esempio evitare di ascoltare o vedere il telegiornale per non sapere di disgrazie o malattie, evitare di vedere certi di tipi di film perché provocano emozioni intense;
  • rinviare alcuni compiti, per esempio rimandare di iniziare un lavoro a causa della paura legata al timore di un risultato insoddisfacente;
  • tentare attivamente di sopprimere la preoccupazione, ottenendo l’effetto opposto visto che paradossalmente tentare di sopprimere le preoccupazioni le peggiora, proprio perché la persona concentra la propria attenzione su di esse;
  • cercare di rassicurarsi o chiedere agli altri di essere rassicurato che le cose andranno bene per esempio andare dal medico l’ennesima volta dopo aver notato un sintomo o una sensazione fisica. Tali rassicurazioni suscitano sollievo, ma dura poco in quanto l’ansia dopo un po’ ritorna innescando un circolo vizioso in cui è sempre più impellente essere rassicurati di più;
  • essere perfezionisti, ad esempio continuare a controllare il lavoro fatto per assicurarsi che non abbia difetti; ciò vuol dire che se abbiamo obiettivi troppo elevati, si vive nell’ansia di non farcela e quando non li si raggiunge ci si demoralizza.