Tag: ansia

Se sono ansioso sono più intelligente?

Da qualche tempo si discute nelle “scienze psi” se esiste un collegamento tra ansia e intelligenza, dibattito alimentato da qualche studio che sembrano confermare questa correlazione o, perlomeno, indicare una tendenza. Se volete un breve riassunto in materia leggetevi l’articolo sul Post (Le persone ansiose sono più intelligenti?)

Con distinguo premesse e in una versione tutta mia, sono d’accordo.

Una premessa è quella di accettare per buono il significato comune delle due parole, ignorando decenni di studi su cos’è l’intelligenza (e se esista davvero) e l’enorme varietà di definizioni sull’ansia, praticamente una per ogni teoria. Questa premessa serve soprattutto per i colleghi e per mettere in chiaro che questo non è un articolo scientifico!

La mia versione è un po’ il frutto dell’esperienza e del fatto che specializzandomi proprio in problemi d’ansia ho conosciuto una certa varietà di persone ognuna con un piccolo e grande problema d’ansia.

Ebbene, la stragrande maggioranza delle persone ansiose che ho conosciuto avevano realizzato molto nella loro vita e raggiunto molti dei loro obiettivi: chi nel lavoro o nella carriera scolastica, altri nella famiglia, nelle relazioni o nel sociale. Persone attive, con molti interessi che per qualche ragione si erano “ingabbiate” in tentate soluzioni, generatrici d’ansia.

D’altronde, la preoccupazione dell’esame è quella che ti fa studiare anche se fuori c’è il sole ed anche quella che ti permette di arrivare davanti al professore preparato!

Cosa posso fare per migliorare, per trattare questa ansia?

Mentre rispondevo ad alcune domande in un commento su Facebook mi sono accorto che era troppo lungo e articolato e allora ho deciso di farne un post.

10 sintomi fisiologici su 12 ...sono ansiosa ? - Ana Maria

Le reazioni del nostro corpo non indicano quanto grave è la nostra ansia.
Ci possono essere delle persone particolarmente sensibili fisiologicamente (passatemi questo termine!) che hanno una moltitudine di sintomi e avere comunque un livello di ansia accettabile.

Il vero metro di giudizio è personale: quante volte succede che l’ansia decide per me?
Quante volte volevo (o dovevo) fare una cosa e ho rinunciato a causa del mio malessere?
In definitiva la domanda, cara Ana Maria, che ti deve porre è: la mia qualità di vita è peggiorata a causa dell’ansia? Se la risposta è “sì” allora è ora di fare qualcosa.

 Cosa posso fare per migliorare, per trattare questa ansia (attacchi di ansia)? - Ana Maria

Nel corso della mia esperienza ho visto le persone adottare misure molto personali per contenere la propria ansia. C’è chi fa sport, chi si prende cura di se stesso, chi pratica la meditazione, chi va a bere una birra con gli amici, chi ha deciso di fregarsene e di non rinunciare a niente nonostante stia male. Sono tutte soluzioni personali che hanno come obiettivo quello di ricacciare l’ansia in un angolo. Ritengo che questa sia l’immagine che più mi piace.

L’ansia non la si combatte ma si smette di alimentarla (non avendone più paura) e di farle compagnia (facendo altro che pensare a lei).

Chiaramente la questione è semplificata e una cosa è dirlo ma tutt’altra faccenda è metterlo in pratica.
E’ per questo che in studio adottiamo un protocollo che ti accompagna in un primo tempo nell’eliminare i sintomi ansiosi e, successivamente, nel cambiare alcuni comportamenti, pensieri, atteggiamenti, punti di vista che hanno sviluppato e alimentato i sintomi ansiosi. Questo protocollo è stato adottato perché efficace e veloce.

Come distinguere la paura normale dalla paura patologica?

[custom_headline type=”left, center, right” level=”h2″ looks_like=”h5″ accent=”false”]L’ansia e la paura sono un meccanismi importanti della nostra storia evolutiva. Ci hanno permesso di sopravvivere e di adattarci all’ambiente e alle circostanze più diverse incontrate nella nostra lunga evoluzione. Ma quando ansia e paura non sono più nostre alleate e diventano ansia e paura patologica?[/custom_headline]

Di per sé la paura non è una forma di patologia, la preoccupazione è un’emozione fondamentale che ha permesso al genere umano e agli animali di adattarsi all’ambiente circostante.

La paura ci guida ogni giorno nelle scelte che facciamo anche quando non ce ne accorgiamo. La paura (in tutte le sue forme e sfaccettature, intendiamoci) è una nostra preziosa compagna a cui dobbiamo la nostra sopravvivenza. Se volete l’idea da sfatare è che esiste un essere umano senza paura, qualcuno direbbe che “un uomo senza paura è un uomo morto”.

Ma allora come distinguere tra una paura naturale e una paura patologica?

Al di là delle più sofisticate tecniche di diagnosi, una paura naturale incrementa la nostra capacità di affrontare le situazioni difficili mentre la paura patologica la limita, costringendoci ad una diminuzione della qualità di vita e impedendoci di condurre una vita come la vorremmo.

Fino a quando la soglia di questa paura non diventa un impedimento a realizzare i nostri desideri o a realizzare il massimo delle nostre capacità, non dovrebbe essere considerato un disturbo da curare.

Il giudizio di patologia diventa quindi personale e legato alle ricadute che le nostre paure hanno sulla nostra vita e al significato che noi diamo ad esse. Su quest’ultimo aspetto possiamo dire che alle volte è più importante il giudizio su di noi dopo aver rinunciato per paura che la paura stessa.

La preoccupazione di fare brutta figura davanti al professore o ai miei compagni che assistono, l’umiliazione di dire ai propri genitori o amici di essere stato bocciato all’esame, unita a quella di non poter rispettare il nostro piano di studi in caso di fallimento è la più forte spinta a metterci a studiare anche se fuori c’è una meravigliosa giornata di sole e noi preferiremmo andare a fare una passeggiata. Questo insieme di paure e ansie pre esame ci spingono a dare il meglio di noi stessi e a gestire la situazione nel migliore dei modi, studiando per avere più probabilità di passare l’esame.

Ma se la stessa paura è quella che mi blocca davanti al professore e mi fa fare scena muta o mi fa scappare davanti all’aula dell’esame ecco che diventa patologica in quanto ha diminuito la mia capacità di affrontare in maniera positiva le situazioni potenzialmente pericolose (e un esame è una situazione potenzialmente pericolosa!).

Quindi la distinzione tra ansia e paura normale e ansia e paura patologica è nelle conseguenze che esse hanno nella nostra vita, se la migliorano o la peggiorano.

10 regole per un buon sonno

Buona parte delle persone che soffre di disturbi d’ansia, lamenta anche problemi con il sonno alle volte nell’avvio ma anche nei risvegli durante la notte.
Le soluzioni adottate sono principalmente farmacologiche ma molti trascurano alcune semplici regole comportamentali e ambientali che in realtà portano un reale giovamento al ciclo sonno/veglia.
Queste semplici regole sono dette “norme per l’igiene del sonno” e potrebbero risolvere molti dei vostri problemi d’insonnia.

Regolarità del sonno
1. Cercate di coricarvi e di svegliarvi sempre alla stessa ora, anche se è domenica e anche se siete stanchi.
2. Non compensate la notte in bianco con sonnellini durante il giorno.
3. Non addormentatevi sul divano davanti alla TV.

Ambiente
4. La stanza da letto deve essere silenziosa, buia e con le migliori condizioni ambientali (né troppo calda né troppo fredda, né troppo secca né troppo umida).
5. Nella stanza dovrebbe esserci l’essenziale senza TV o computer e nel letto ci si dovrebbe solo dormire (ok anche quello che state pensando ma non mangiare o lavorare).

Prima di andare a letto
6. Evitare di bere bevande eccitanti (caffè, te, coca cola, cioccolata).
7. Evitare le bevande alcoliche.
8. Evitare cene ipercaloriche o di difficile digestione.
9. Evitare esercizi fisici o impegnativi (lavoro al computer, videogiochi).
10. Leggete un libro, un romanzo o racconto, vi aiuterà a lasciare i pensieri della giornata.

Come il nostro corpo reagisce all’ansia?

Prima di tutto togliamoci ogni dubbio, il meccanismo fisiologico che sta alla base dell’ansia è per noi indispensabile e non potremmo vivere senza. Questo meccanismo, detto anche “attacco o fuga”, ci ha permesso di sopravvivere ed evolverci, grazie allo scatenarsi di una serie di reazioni fisiologiche che preparano il nostro corpo a lottare o a scappare.

Gli elementi biologici coinvolti sono il talamo, l’amigdala e il sistema nervoso autonomo.

Il meccanismo è molto complesso ma semplificando possiamo dire che il talamo riceve delle informazioni di pericolo dagl’organi di senso, per esempio dal sistema visivo (si avvicina un leone!) o dai sistemi sensoriali della pelle (qualcosa mi sta scottando la mano!).

Il talamo quindi invia un segnale alla corteccia cerebrale per elaborarli con il pensiero (decidendo coscientemente se è il caso di preoccuparsi) che a sua volta spedisce segnali elaborati all’amigdala. Questo percorso è detto long loop, lento ma meditato e consapevole.

L’amigdala riceve anche segnali dal talamo non elaborati coscientemente che ci consentono, per esempio, di ritrarre la mano dalla fiamma immediatamente e senza pensarci. Il percorso diretto talamo-amigdala è detto short loop, ovvero reagisci immediatamente poi ci pensi.

La reazione dell’amigdala al pericolo scatena una cascata di reazioni ormonali (molto complesse a dir la verità) che coinvolgono il sistema nervoso autonomo sia simpatico che parasimpatico.

Le reazioni corporee sono circa una ventina e vanno dall’aumento del battito cardiaco e della frequenza del respiro, all’aumento della sudorazione e diminuzione della salivazione.

Ecc un’infografica che illustra le principali.

sintomi fisici dell ansia infografica

Guida ai disturbi d’ansia e di panico – 1

Guida ai disturbi d'ansiaPrimo post della guida ai disturbi d’ansia e a gli attacchi di panico: breve introduzione sui metodi e tecniche per la risoluzione di queste problematiche.

Introduzione

Il problema del panico o dell’attacco di ansia di solito viene minimizzato da amici e parenti che nel tentativo di aiutarci o, semplicemente di rincuorarci, ci ricordano che “non è niente, è solo nella tua testa” oppure “non è una malattia fisica, è solo una tua paura”. Ma chi la detto che un problema mentale non possa essere peggiore nelle sue conseguenze di un male fisico? Read more

Cosa mi devo aspettare dal primo incontro?

Il primo incontro è importante non tanto per la sua valenza terapeutica ma per gettare le basi della relazione tra terapeuta …

Di bene in peggio. Istruzioni per un successo catastrofico di Paul Watzlawick

Uno dei libri più divulgativi e per 'non-esperti' del massimo esperto in comunicazione, Paul Watzlawick, che con stile e …

No… sfogarti non ti farà sentire meglio!

Sei proprio sicuro che sfogarti ti faccia stare meglio o è solo un’idea così culturalmente condivisa che non proviamo …