L’esperienza più brutta e indelebile di Maria

Durante il primo incontro faccio sempre raccontare un’esperienza legata all’ansia. La prima volta o l’ultima, la più importante o la prima che viene in mente, non mi importa… vorrei che la persona di fronte a me si senta libera di narrare la SUA esperienza d’ansia o di panico o di paura o di ossessione.

Da qualche tempo la faccio scrivere su un foglietto e, con l’autorizzazione del protagonista e molte modifiche per renderlo irriconoscibile, ho deciso di pubblicarle… così qualcuno, leggendole, possa richiamare la sua di esperienza e sentirsi un po’ meno solo…

Non sono mai stata una persona particolarmente tranquilla. A scuola per esempio ho sempre studiato di più dei miei compagni ma con risultati mai eccellenti. Durante le interrogazioni, solo con alcuni professori a dir il vero, l’agitazione non mi permetteva di rispondere per il meglio. Se le parole non mi uscivano immediatamente l’ansia mi saliva e più cresceva e più la mia interrogazione andava male. Feci il liceo e l’università ma sempre con grande difficoltà al momento degli esami.

Comunque la prima volta che mi sentii male ero ormai trentaduenne. Sono passati quasi 8 anni ma mi ricordo che in quel periodo non ero particolarmente felice. Vivevo ancora con i miei perché con il mio fidanzato di allora non si parlava né di matrimonio né di convivenza, la mia relazione si trascinava stancamente, proprio come il mio lavoro.

Stavo andando proprio al lavoro quella mattina. Mi sarebbe aspettata una giornata di compiti noiosi e ma da fare con attenzione e precisione, cosa che non sopportavo perché erano proprio le occasioni in cui facevo gli errori più banali e gravi. Il tratto di strada da casa all’ufficio è di circa 20 minuti, quasi tutti in tangenziale. Un percorso che prima di allora avevo fatto centinaia di volte e che a quell’ora era immerso nel traffico delle 8 di mattina. Allora non sapevo che sarebbero stati i miei ultimi secondi al volante per molti e molti anni.

Sentii all’improvviso un formicolio alla mano. Ho capito solo molto tempo dopo che senza accorgermene stringevo così forte il volante da farmi male le dita. Prestando sempre più l’attenzione a quel strano malessere lo sentii crescere e proiettarsi su tutto il braccio fino ad arrivare alla spalla. Non capivo cosa succedeva ma all’improvviso il cuore cominciò a battere forte e non riuscivo più a respirare bene. Pensai immediatamente a mio zio che il mese prima aveva fatto un infarto e ho pensato che era giunta la mia ora (solo adesso riesco a comprendere come il mio lato tragico alle volte abbia il sopravvento!)

Impazzì in un istante, “allora è così che si muore all’improvviso” pensai. Vidi nero e accostai immediatamente. Sentivo le auto sfrecciarmi a pochi centimetri e qualcuno suonò il clacson. Ero terrorizzata. Tutto girava e non riuscivo a mettere a fuoco. Cercai furiosamente il cellulare in borsa ma non riuscivo nemmeno a vedere cosa c’era dentro. Non so come feci ma in un secondo stavo parlando con il mio fidanzato che mi disse che avrebbe chiamato immediatamente un’ambulanza.

Quando arrivò l’ambulanza circa 15 minuti dopo, il cuore si era parzialmente calmato ma ero in uno stato di terrore paralizzante. Mi portarono al pronto soccorso. ECG, esame del sangue, flebo di glucosata. “No non è infarto. Solo un attacco di panico”. Ricorderò sempre il tono di quel “solo”. Avevo scomodato ambulanza e medici “solo” per un attacco di panico quando avevano problemi veri da risolvere!

Mi vergognai così tanto che avrei voluto sprofondare nel lettino.
E’ stata sicuramente l’esperienza più brutta e indelebile della mia vita.